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mercoledì, 06 luglio 2005
Blade runner: una questione aperta

A Bologna si sta tenendo un'interessantissima rassegna di cinema, di cui stralci e impressioni potrete trovare sul blog del giovanecinefilo.
Nell'ambito della rassegna, è stato trasmesso Blade Runner, storico film di Scott. Cofferati, in una lunga intervista al Corsera, spiegava i motivi della scelta della proiezione della "director's cut", privilegiata rispetto alla versione con il "lieto fine".
Lo scrittore Giovanni Mariotti gli risponde dalle colonne dello stesso giornale:Sergio Cofferati

"Consolatorio": c’è stato un periodo in cui si poteva trafiggere un libro, un film, una canzonetta, con questo temibile aggettivo che significava insincero e kitsch, dunque senza valore estetico. Sul Corriere del 30 giugno l’antico aggettivo è riapparso, severo come ai bei tempi, all’interno di un’intervista a Sergio Cofferati. Tema dell’intervista, il film Blade Runner , proiettato a Bologna col sindaco come introduttore e padrino. «Presenteremo la versione dell’autore», ha dichiarato non senza una sfumatura d’orgoglio Cofferati, «non quella consolatoria» voluta dai produttori, col suo incongruo happy end. Peccato! Blade Runner mi piace quasi tutto, ma il lieto fine cui accenna Cofferati è fra le cose che preferisco e ricordo più spesso. Non ho né lo spazio né la possibilità di raccontare quella memorabile scena (mi trovo in una casa di montagna, senza cassette a disposizione), ma mi basterà citare a memoria le ultime parole perché chi l’ha vista se la ritrovi davanti: «Non so per quanto tempo vivremo insieme, ma chi è che lo sa?».
Lo diceva la voce fuori campo di Rick, sullo sfondo di un cielo azzurro (il primo in tutto il film), fuggendo dall’inferno di Los Angeles con Rachel, la bellissima «replicante» programmata senza data di scadenza. Forse non era un pensiero «profondo», ma un bel film o un bel libro non hanno l’obbligo della «profondità»: conta di più la cosa giusta al momento giusto. Fuori dalla prigione delle loro «identità», e senza più curarsi di chi era uomo e di chi era macchina, Rick e Rachel si amavano perché si scoprivano ugualmente effimeri e ugualmente all'oscuro del proprio destino. Chi di noi non ha pensato, a proposito del proprio partner, la stessa cosa che Rick, il cacciatore di androidi, dice con parole semplicissime?
Certo, la scena poteva apparire ingenua e idilliaca (perché mai l’idillio dovrebbe scandalizzare?), ma conteneva anche un sottinteso perfido: le inattese immagini di cielo azzurro e montagne erano le stesse che appaiono all'inizio di Shining di Kubrick, film che difficilmente potrebbe essere definito idilliaco. Per me quel finale resta un colpo d’ala; altri, incluso quel parziale «autore» che è il regista («parziale» perché un film ha sempre molti autori), lo hanno trovato insoddisfacente; Cofferati lo giudica incongruo e «consolatorio».
Pazienza! La verità è che molti giudicano ancora il «lieto fine» un perverso espediente messo a punto a Hollywood per assopire le masse. Ma non è così: già Dante e lo Shakespeare delle commedie lo praticavano da maestri. Per quanto mi riguarda, gradisco e mi sembra civile che l’autore o gli autori mi accompagnino alla porta dell’edificio che ho visitato, e si congedino da me con un sorriso cortese, possibilmente non privo di qualche indefinibile intesa ironica; e se vogliono «consolarmi», che mi «consolino» pure. Sono per i finali morbidi, non claustrofobici.

Alle interessanti argomentazioni di Mariotti verrebbe da rispondere d'istinto con il celebre scrittore/sceneggiatore Durremat, che sosteneva che (cito a memoria) "la storia migliore è quella col peggior finale possibile". Ma a parte la boutade, che poi tale non è affatto, credo che una polemica sul "giusto finale" sia inutile oltrechè dannosa in generale, ma anche esportata al caso di Blade Runner. Non penso che vi sia una versione "giusta" se non nel senso del rispetto della volontà del regista nei confronti della sua opera. A parte questo, alla storia resteranno le due versioni del film, che racchiudono nel taglio piuttosto che nell'inserimento di qualche minuzia, un totale stravolgimento di senso. Mi pare a proposito più giusto parlare di due film diversi (compatibilmente all'accezione che il termine "diverso" può avere in questo caso), ognuno dei due rivolto ad una ricerca di significato filmico profondamente diversa dall'altro. Su quale sia quello più corretto o ficcante non saprei pronunciarmi. Nè mi interessa una disputa in tal senso. Tendenzialmente rispetterei il regista nelle sue decisioni e nella sua libertà d'azione. Ma una discussione sulla "giustezza" del lieto fine anzichenò, mi pare del tutto antistorica (rispetto a Blade runner) e anticinematografica.

Pubblicato da: Xanadu |alle 10:26 | link | commenti (17) |
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Commenti
#1   06 Luglio 2005 - 11:30
 
grazie mille del link, carissimo.

la questione blade runner è alquanto annosa. da parte mia, considero entrambe le versioni valide, ciascuna per motivi diversi, ma non nascondo una lieve preferenza per la prima.

personalmente non trovo fastidioso un lieto fine: dipende tutto dal come, e soprattutto dal perché.
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#2   06 Luglio 2005 - 11:57
 
si concordo
anche se io non nascondo una qual certa preferenza per la director's cut
Personalmente non trovo fastidioso il lieto fine. Trovo invece molto fastidiosa una discussione sul valore in sè del lieto fine, al di sopra del come e del perchè
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#3   06 Luglio 2005 - 14:45
 
Mah, mi pare che Mariotti esageri un po' in questa polemica, personalmente trovo grave che ci sia ancora gente che considera l'happy end una cosa infamante o che comunque in qualche modo limita il valore di un'opera, ma non cadrei nemmeno nel pregiudizio opposto, per cui uno debba preferire comunque il finale positivo a tutti i costi. Comunque credo che sia proprio la prevalenza dei finali positivi a rendere talvolta così forte l'effetto dei pochi, complessivamente, finali negativi.
Per capire il senso dell'affermazione di Cofferati bisogna inoltre tener conto che egli è un dickiano della prima ora, autore di molte prefazioni a edizioni italiane dei libri di Dick.
E' abbastanza logica la sua preferenza per la versione che salva maggiormente lo spirito del romanzo.
Tony Montana
utente anonimo

#4   08 Luglio 2005 - 16:47
 
Io preferisco di gran lunga la prima versione.
Per il semplice motivo che è quello il BLADE RUNNER che tutto il mondo ha imparato ad amare.
La director's cut è arrivata dopo, quando il mito del cacciatore di replicanti e della metropoli messa sullo schermo da Ridley Scott era già paradigma del cinema fantastico.
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#5   08 Luglio 2005 - 18:56
 
Si ma la director's cut non desostanzia il personaggio, e nemmeno il suo mito. Semmai lo arricchisce
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#6   11 Luglio 2005 - 23:26
 
sostanzialmente d'accordo con quanto detto.
anche io preferisco la prima versione, credo fondamentalmente per le motivazioni affettive date da Gion. è pur vero, come dice Scarface nell'intervento sopra, che esso si rivela del tutto antitetico alla poetica dickiana, ma non mi pare un grande problema. "blade runner" e "do androids..." restano due prodotti completamente differenti, e questo vale anche per la directors.
come che sia, la doppia versione di blade runner resta un caso unico e - per quanto mi riguarda - interessantissimo, e non vedo perchè non rallegrarsene invece di stare a farsi menate.

pk (nick portato indegnamente, ma mai così a tema)
utente anonimo

#7   12 Luglio 2005 - 13:26
 
a parte che l'inserimento della sequenza raffazzonata da Shining è stata una necessità di produzione e non nasconde alcun intento implicito.
a parte che nella prima versione la voce narrante aveva un qualcosa di inutile, superfluo, ridondante nell'utilizzo.
a parte che il finale sull'ascensore della Director's Cut, con la genialata dell'origami raffigurante l'unicorno e simbolicamente sotto-traccia del malessere sociale che circonda l'intero film, è uno dei migliori di sempre (secondo la mia modesta opinione).
a parte che tutto questo va perso nel conciliante finale della prima versione.
beh, se ci si accontenta di questo "lieve" sfigurare un'opera, allora si può anche tenere poco conto delle eresie di questo giornalista.
...sarà che adoro il pessimismo di Dick e conosco il Cinese come il suo più grande fan (ho anche un'edizione di Ubik dove ha scritto un'eccellente introduzione)...

- Abysso -
utente anonimo

#8   12 Luglio 2005 - 15:50
 
Gentile Pietro Salvatori,e’ nata la prima distribuzione on line di cinema indipendente via web www.neche.it con un corposo listino di film, documentari e corti. Se puoi darci una mano a diffondere la notizia te ne saremmo grati per sempre! Se ti piace l’idea poptremmo fare anche uno scambio di link. Grazie.

Veronica

utente anonimo

#9   12 Luglio 2005 - 23:09
 
@abysso: in fondo concordo con te su quasi tutto, sono io che sono diplomatico e accomodante nei giudizi... ;)
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#10   13 Luglio 2005 - 00:37
 
il che ci può anche stare...
sindrome da Filmup la definirei.

a questa diatriba, ad essere sinceri, ci tengo in particolar modo per almeno tre adorazioni:
- quella per Daryl Hannah
- quella per Philip K. Dick
- quella per il film (ribadendo la versione Director's Cut); caso assai inconsueto, visto il disprezzo che provo per la regia di Ridley Scott: ha fatto una cosa al di sopra delle sue possibilità e mi si viene a dire che la versione dei produttori è migliore? ma dai...
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#11   13 Luglio 2005 - 01:18
 
no non è una sindrome da filmup
più che altro è il terribile pregio-difetto che mi porto appresso anche in/da quel che studio, di valutare tutti gli schemi interpretativi possibili e le rispettive ragioni. Così facendo, il giudizio, giocoforza, si smorza.
Il che molte volte è un pregio, ma spesso può anche essere un difetto
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#12   13 Luglio 2005 - 01:35
 
blade runner al di sopra delle possibilità di scott?
ma se appena un paio di anni prima aveva sfornato quel capolavorone di alien...
non è che si è rincoglionito dopo?
pk
utente anonimo

#13   13 Luglio 2005 - 02:10
 
@Petruz: più che pregio-difetto, l'ho sempre vista come un'ottica utopica, fuori dalla mia portata. Personalmente preferisco scegliermi una prospettiva più limitata e al contempo più semplice, il che non esclude una continua mutazione della stessa. I film che apprezzo adesso non sono gli stessi che apprezzavo due anni fa, ma probabilmente saranno gli stessi che apprezzerò fra due anni: questo perchè la mia evoluzione da cinefilo(brrrr... odio sempre più questo termine, ma non me ne sovviene un adatto sostitutivo al momento) ha raggiunto una fase di stasi. Difficile dire se si smuoverà da questo limbo. Volendo descrivere quest'ottica, trovo il compito piuttosto facile... Guardo un film e, giunto a conclusione, afferro nell'immediato la sensazione di giudizio che mi si forma nella mente. Il piacere (prevalentemente visivo, un tempo legato molto al plot e ai contenuti) che pervade il mio senso del gusto, o non lo fa affatto. Infine cerco le ragioni a monte delle sensazioni, non sempre trovandole, con particolare rilievo sulla regia: una delle poche certezze che ho acquisito sul cinema sta proprio nel fulcro fondamentale di tutto l'impianto filmico rappresentato dalla regia e, nonostante sia forse la cosa più evidente che si sia affermata nel tempo, mi sconforta e mi irrita sentire ancora parlare della "storia", con quel senso di assoluta vaghezza che segue nel discorso. "Ptui" sulla "storia" di un film. Alla fine, quindi, tratto soltanto sensazioni e non ho alcuna conoscenza assoluta, nonostante queste stesse sensazioni siano obbligatoriamente deformate, incanalate e quindi ridirette sul mio pensiero generale. Ecco il motivo per cui non riesco a dire che SPUN sia un film di merda, nonostante la percezione che potrei trarne se esistessi al di fuori della mia soggettività sarebbe assolutamente negativa. E di esempi ne potrei farne a bizzeffe...
L'unica, vera estremizzazione che sta a monte della mia ottica (critica?) sussiste in un'insofferenza violenta per i commenti che non hanno cognizione, soggettività, ragionamento alcuno, più o meno sbagliato che sia. Le contraddizioni (solo quelle "insistenti", non in assoluto) che rotolano una dopo l'altra in una recensione magari realizzata strappando frammenti di opinioni altrui, trovate sul web o in riviste specializzate, per altro senza nemmeno un buon gusto nella realizzazione di questo patchwork. ...E poi si spacciano per contro-corrente... Accetto le cazzate, ma che siano cazzate personali e supportate da una qualche minima motivazione sincera. Tutto il resto, verrebbe da dire, è noia.
Adesso basta, ho scritto pure troppo.


@PK: non te ne avere a male, ma trovo Alien non solo inferiore a Blade Runner, ma niente più di un buon film. Magari (lo so, lo dico sempre, ma giuro che gli esami mi stanno sopprimendo) un giorno ti spiegherò perchè non credo che Alien sia il caposaldo di alcun filone fantascientifico e se un genio si deve trovare nella realizzazione dell'opera, quello è Giger.
Mi dispiace (anche se magari non te ne può fregar di meno) ma adesso il letto chiama e domani studio ossessivo richiede... Indi per cui, buonanotte suonatori!

-Abysso-
utente anonimo

#14   13 Luglio 2005 - 11:41
 
bah, io preferisco millemila volte Alien a Blade runner. Per il resto, Scott è veramente una pippa.
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#15   13 Luglio 2005 - 16:23
 
Bè, cazzo.
(ops!)
ALIEN è un caposaldo di un modo di fare fantascienza.E' l'archetipo del "filone claustrofobico" per eccellenza.

Concordo poi ( con chi non so, forse con nessuno ) con chi afferma che Scott è tutto qui, nei suoi due lavori migliori ( BLADE RUNNER e ALIEN ).
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#16   13 Luglio 2005 - 18:45
 
se non si era capito, Blade runner mi fa un po' cagare anche lui. anche se non al livello dei successivi di Scott.
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#17   15 Luglio 2005 - 13:17
 
I Duellanti x quel che ricordo era un gran film.
T.Montana
utente anonimo

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