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giovedì, 29 ottobre 2009
I 137 secondi che cambieranno il mondo


Flash Forward: il nuovo fenomeno del momento


Li abbiamo visti sparsi per i muri di tutta Italia.
All’uscita della metropolitana, sul 6x3 fuori dall’ufficio, dalla vetrata del solito bar.
I poster di Flash Forward hanno invaso da una decina di giorni il paese intero.
Di che stiamo parlando?
Nulla di misterioso, anzi. Si tratta dei prosaici effetti del massiccio investimento della Fox, la sezione italica della grande major d’oltreoceano, per promuovere, dopo averne acquistato i diritti per la distribuzione, l’ennesimo gioiello di casa ABC, lo storico network televisivo nato e cresciuto all’interno della galassia Disney, che ha negli anni sfornato serial di qualità e di successo come Grey’s Anatomy, Desperate Housewives e, rullo di tamburi, Lost.
Come avrete capito il volto accigliato di Joseph Fiennes, presumibilmente arrovellantesi sulla domanda posta in calce al manifesto “E se potessi vedere il tuo futuro per 2 minuti e 17 secondi?”, preannuncia semplicemente l’inizio di una nuova serie, sollucchero per il palato dei fans paganti della tv criptata, invidia per chi dovrà aspettare qualche mese in più per vederla in chiaro.
Una serie, dunque, L’ennesima?
Forse no. Se il prodotto è targato ABC, raramente delude le aspettative. Se, oltretutto si considera il dispendio di mezzi e di risorse della Fox, forse converrebbe indugiare un attimo in più per vedere di che si tratta.
Joseph Fiennes (ve lo ricordate con l’accento seicentesco in Shakespeare in love?) è l’agente dell’Fbi Mark Benford, che si trova a dover sbrogliare il caso più intricato della storia dell’agenzia.
Un bel giorno, mondo si è infatti fermato per 137 secondi. Tutti gli abitanti del pianeta sono crollati al suolo senza apparente motivo, con tutte le conseguenze del caso, tra disastri automobilistici, incidenti aerei e chi più ne ha più ne metta. Ma come se non bastasse, in quei 137 secondi si è palesato agli occhi di ognuno uno squarcio del proprio futuro. Un flash forward, per l’appunto, un pezzetto di ciò che sarà da qui a sei mesi nella vita di ognuno. Come questo condizionerà le vite dei nostri protagonisti? Quel che si è visto è modificabile, o bisogna piuttosto rassegnarsi anche alla più atroce delle visioni?
Ma soprattutto, perchè? Perchè il mondo si è fermato, nello stesso momento, per lo stesso lasso di tempo, provando tutti la stessa sensazione di salto nel futuro?
A queste e ad altre domande dovranno rispondere gli sceneggiatori.
E l’aspettativa è alta.
La ABC sta per perdere il proprio gioiello di famiglia. Stiamo parlando ovviamente di Lost che, giunto alla soglia della sesta serie, raccoglie sempre più un pubblico di fans incalliti faticando ormai ad espandere il proprio zoccolo duro, e che, soprattutto, chiuderà i battenti dopo anni di onorato servizio e di qualche passaggio a vuoto.
Non è un caso che Flash Forward, secondo i suoi realizzatori, si ponga proprio l’obiettivo di raccogliere l’eredità dell’illustre predecessore, come sfacciatamente ammette anche il lancio promozionale.
Lost puntava e punta ancora sulla più classica delle teorizzazioni del mcguffin hitchcockiano (il pretesto narrativo, in breve, che fa muovere la trama). Nessuna importanza riveste l’oggetto del contendere, il mistero da svelare, il rompicapo da risolvere. E’ tutto solamente un modo estremamente intrigante e suggestivo di portare avanti la storia, in un incastro continuo di scatole cinesi. Qualunque risposta verrà alla fine data, si rivelerà (al netto di colpi di genio), comunque inadeguata alle aspettative create. Ma ormai sarà troppo tardi, saremo all’ultima puntata, e non ci sarà più il tempo di protestare.
Flash Forward riprende - e sviluppa fino a farne elemento cardine dell’intera serie - l’espediente sperimentato a partire dalla quarta serie dell’illustre predecessore, quello del salto avanti nel tempo. Lì era una necessità che liberava nuovi filoni narrativi, qui è il mcguffin principe, il motivo d’interesse dell’intera serie.
Come si muoveranno i protagonisti in relazione al proprio futuro svelato, in che modo le rivelazioni condizioneranno il presente. Queste alcune delle tematiche affrontate a partire dalle prime puntate, lungo le quali si sviluppa il progetto Mosaico, nome in codice dell’indagine dell’agente Benford, ma anche gigantesco social network governativo in cui il popolo della rete è invitato a condividere ciò che ha visto lungo i 2 minuti e 17 (ovviamente il sito ufficiale riproduce una versione arcade del tutto), creato a proprio a partire dal flash forward dell’agente del FBI.
Nel frattempo il papà di Lost, il geniale JJ Abrams, è emigrato televisivamente alla Warner Bros. Negli studios californiani ha messo a punto Fringe, altra serie di culto degli ultimi tempi (anche se i 12.4 milioni di spettatori del pilot di Flash Forward hanno polverizzato il rivale), rispolverando in parte un vecchio modo di fare televisione. Fringe, un bizzarro e affascinante incrocio tra Lost e X-files, recupera di quest’ultimo la possibilità di poter fruire di un singolo episodio anche da parte dello spettatore occasionale, che può ben lasciar sfilare via, se lo desidera, gli intrecci del quadro generale, per potersi dedicare unicamente all’avventura della singola puntata.
Tutto il contrario di Lost, un groviglio inestricabile e frustrante se non affrontato con pazienza a partire dal principio. Lasciato andare Abrams ai suoi progetti, la ABC pare aver voluto confermare il format vincente, senza cambiare di una virgola l’impostazione della nuova serie. Pare, perchè le prime puntate che abbiamo avuto modo di visionare ancora non svelano l’arcano, ma rivelano molti indizi. Chi perderà il treno delle prime puntate farà fatica a rimettersi in pari in una lunga stagione, che conterà al termine ben 25 episodi, al seguito, così come Lost, di un unico filone narrativo.
Una prova dura quella di Fiennes e soci, che si propongono di irrompere nel panorama televisivo, e narrativo più in generale, come nuovo punto di riferimento del genere.
L’avvio ha mostrato da subito qualche incertezza, soprattutto a livello di scrittura, ma anche di gestione delle sequenze e di recitazione.
Ma nel complesso l’idea è di quelle vincenti, il cast è ben assortito, la trama scorre e si lascia vedere volentieri.
Non siamo probabilmente ai livelli inarrivabili degli esordi di Lost, ma la ABC ha sfornato l’ennesima storia che con tutta probabilità terrà incollati milioni di spettatori davanti al televisore. Nel (vano?) tentativo di ricostruire un pezzetto di Mosaico.

Pubblicato da: Pietro Salvatori |alle 13:52 | link | commenti |
meltin pot, cabina di regia


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