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domenica, 25 ottobre 2009
Tra le nuvole segna la cifra artistica della quarta edizione del Festival

Jason Reitman ci piace. Decisamente ci piace. Thank you for smoking era già un gioiellino. Poi ha incantato tutti con Juno, che sbancò due anni fa il Festival del Film di Roma aggiudicandosi il Marco Aurelio d'Oro come miglior film.
A distanza di due anni torna ancora una volta a calcare il red carpet dell'Auditorium. Questa volta il regista canadese, completamente a suo agio tra le sale e gli stand della capitale, scorta un ospite d'eccezione: George Clooney.
L'affiatata coppia è al seguito di Tra le nuvole, nuova brillante piece del regista, che forse non raggiunge la semplice intensità di Juno, ma che ancora una volta è quanto di migliore offerto dal concorso del Festival veltronian-rondiano.
Clooney è Ryan, americano mediamente danaroso, che combatte contro la possibilità di instaurare qualsiasi legame. Il suo mondo è il duty free dell'aeroporto, i sedili di businness class. Il suo lavoro è quello di licenziare la gente, saltando di azienda in azienda, di città in città, per dire al primo impiegato che si ritrova di fronte "Lei è licenziato. Ma guardi i lati positivi!".
Il lieto fine c'è, ma non è del tutto consolatorio, come di consueto per Reitman, come già visto in Juno. Ma al pari della piccola mamma, la vicenda di Ryan colpisce per semplicità e forza espressiva, per la facilità di rendere ineluttabili le semplici verità che la frenesia del mondo contemporaneo mette in discussione. Questa volta tocca alla famiglia, migliore di qualsiasi rapporto occasionale, più accogliente di qualsiasi vestito firmato, dell'effimera libertà concessa dalla mancanza assoluta di vincoli e rapporti.
Reitman spiega che la scelta del finale era quella fin dall'inizio. "Si parla della scoperta della virtù compagnia attraverso una perdita anzichè attraverso il lieto fine. Ma esiste la possibilità di sperimentare un amore anche attraverso una mancanza. Non è importante sapere cosa avverrà al personaggio principale, il film non lo dice chiaramente il pubblico si dividerà a metà sulle sorti che toccheranno al protagonista".
Un personaggio nelle corde di Clooney, a suo agio nelle parti scanzonate del latin lover che rifugge impegni e legami, che rifiuta però qualsiasi accostamento: "Sono diversissimo da Ryan. Io ho una vita stupenda, degli amici stupendi, una famiglia stupenda. Molto raramente, come invece capita a lui, mi sento solo!".
Anche se, a scavare, in effetti qualcosa in comune esiste. "Beh sì, da quando faccio il mestiere dell'attore non mi è mai capitato, ma prima sono stato licenziato tantissime volte, quando ho fatto lavori strambi, come il venditore di polizze assicurative porta a porta, il rappresentante di calzature per donna...".
La pellicola si cala profondamente nel contesto statunitense, così visceralmente legato al mondo del lavoro, al successo professionale ad ogni costo, e così scosso, anche psicologicamente, dalla crisi che lo sta falcidiando. Il regista arriva a riconoscerlo con profonda onestà intellettuale "E' effettivamente un film molto americano - spiega -Gli americani si identificheranno con questa storia, sia gli uomini che le donne. Sono orgoglioso dei personaggi, di quello che comunicano, sono riusciti benissimo! E questo è fondamentale in quello che è un film sugli individui, perchè il mio paese dà molta importanza all'individuo. In effetti siamo molto individualisti, viviamo in un mondo dove è facile sentirsi interconnessi, ma in realtà ti ritrovi molto solo".

E' proprio questa la visione che il film mette con intelligenza in discussione, il vero pregio di questa commedia seria e scanzonata nello stesso momento, alla quale Clooney presta volto e sorriso smagliante.
E se il presente dell'attore riserva un grande entusiasmo per il nobel ad Obama, del quale è stato sin dall'inizio sostenitore - "Sono fiero di vivere in un paese che l'ha eletto -afferma orgoglioso - e spero che il Nobel aiuti il Presidente a portare avanti il suo programma di politica estera pacifista. Continuo ad avere molte speranze in lui. Era un momento della storia in cui serve qualcuno di veramente grande, è uno di quei momenti, e noi abbiamo trovato questa persona!" - il futuro è denso di aspettative: "Ho un paio di progetti - ci svela - uno su un caso giudiziario del tribunale di Guantanamo, sul quale vorrei lavorare, ma c'è anche una commedia che mi interessa, sto aspettando un buon copione!".

Pubblicato da: Pietro Salvatori |alle 22:09 | link | commenti |
meltin pot, cabina di regia


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