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domenica, 25 ottobre 2009
Triage

Un cast bene assortito, emozioni dosate con intenso garbo, nessuna voglia di strafare.
Si inaugura con una pellicola inconsueta la quarta edizione del Festival del Film di Roma.
Danis Tanovic, premio Oscar per No Man’s Land nel 2001, è il direttore d’orchestra.
Un profondo Colin Farrel, una discreta Paz Vega e il solito, statuario Christopher Lee (lo ricordiamo con la barbona e il mantello bianco di Saruman nella trilogia jacksoniana de Il signore degli anelli) gli esecutori.
Lo spartito quello del dolore, della sofferenza, della catarsi e della redenzione.
Fisica e interiore.
Mark e David sono due amici per la pelle. Condividono tutto, a partire dal lavoro. Reporter di guerra, per dodici anni si ritrovano a districarsi negli scenari e nelle situazioni più disparate e pericolose.
Ma all’ennesima avventura, nel Kurdistan iraqeno, qualcosa di nuovo accade.
Tanovic incastra la trama, mescola i piani temporali e non offre punti di riferimento al proprio spettatore.
Ben divisi sullo schermo, le impervie montagne iraqene e la rassicurante periferia irlandese sono in realtà più intricati di quanto non potrebbe apparire di primo acchito.
Mark, lo spericolato Mark, andando dietro all’avventura, riesce lo stesso a far ritorno prima del prudente David.
Ma porta in grembo un peso del quale non riesce a liberarsi.
A metà tra il film di denuncia ed un intima riflessione psicologica, Tanovic costruisce un melodramma che dividerà pubblico e critica. Duro nella selezione delle immagini ed estremamente propenso ad accontentare lo spettatore in cerca di emozioni poco sofisticate, la pellicola risulta però ben scritta, in definitiva efficace.
Si sorvola bene a qualche passo falso nel portare avanti un plot che mostra alcuni momenti di stagnazione, ma che nel complesso scivola fluido verso un finale che può essere intuito già da prima ma che non perde per questo di potenza espressiva.
Un esordio strano per un Festival, un film complesso e melodrammatico.
Se si pensa che possa essere una delle massime espressioni artistiche della settimana capitolina ci dovremmo preoccupare.
Se vuole viceversa offrire una prospettiva nuova e innovativa di un Festival che ha ormai abbandonato le paillettes e i lustrini delle prime edizioni, l’operazione potrebbe rivelarsi tutta da scoprire.


Conferenza stampa

La stampa italiana e internazionale si crogiola con i riferimenti a Che Guevara, Tanovic assalta alla baionetta l’Onu, Christopher Lee rievoca i bei vecchi tempi con i compagni d’arme in Italia negli anni furiosi della Seconda Guerra Mondiale.
Ce n’è per tutti i gusti al primo incontro stampa della quarta edizione del Festival del Film di Roma.
Il convitato di pietra è Triage, particolare film d’esordio della kermesse festivaliera, che viene toccato solo tangenzialmente dal brain storming che avviene in sala Petrassi, al punto che la bellissima e impalpabile Paz Vega, nonostante l’avvenenza, fa fatica a farsi notare.
Si parla con Tanovic, si parla di un film di guerra. E’ inutile dire che le domande sulla Bosnia, paese d’origine del regista, e sulla “sua” guerra fiocchino incessanti.
Ma a scatenare il buon Danis è in realtà una domanda sul ruolo della stampa nei contesti di guerra.
“La guerra in Bosnia sarebbe stata peggiore se non ci fosse stata la stampa che ne parlava, che diffondeva in continuazione notizie - dice, per poi continuare combattivo - I media hanno un grande ruolo, ma l’interrogativo è come si va a fondo della realtà, quanto si scava. Io non credo più a tutta questa storia dell’oggettività, ci vuole un atteggiamento morale, non una neutralità, alla neutralità non ci credo, perchè anche se scavi sei comunque condizionato dal tuo punto di vista”.
Le organizzazioni terze (o presunte tali) nei teatri di conflitto sono il pallino di Tanovic. E’ la stampa, i fotoreporter, in Triage, erano le Nazioni Unite in No man’s land, film che nel 2001 arrivò all’Oscar.
Ma se l’atteggiamento nei confronti della stampa è positivo, anche se un pò interlocutorio, per l’Onu non c’è attenuante: “Ho passato una serata a New York quando è stato proiettato No man’s land, c’era un sacco di gente dell’Onu e dopo il film una signora ha chiesto se le Nazioni Unite fossero così pessime. Io ho detto “No molto peggio!”. In Bosnia hanno imposto un embargo, ma a senso unico. E’ come guardare un uomo che stupra una donna e non fare nulla. Penso che le nazioni unite vogliono essere neutrali, ma io non credo alla neutralità, cosa vuol dire, che non se ne fa nulla? che non si prende posizione? Non funziona mai per le vittime, la neutralità, in genere favorisce gli aggressori. Penso che anche le Nazioni Unite spariranno un pò come è successo un tempo con la Società delle Nazioni”.
Forse tormentato dal dubbio che assilla il suo protagonista, che solo chi ha vissuto l’orrore della guerra ne possa avere piena coscienza, Tanovic ha chiamato nella sua pellicola Christopher Lee, noto al grande pubblico per aver interpretato il perfido stregone Saruman ne Il signore degli anelli. “Ho conosciuto Lee a Berlino una sera a cena - racconta Tanovic - Gli ho detto che venivo dalla Bosnia. E mi ha raccontato della sua esperienza di guerra nel 45, quando in Jugoslavia si combatteva contro i tedeschi e c’erano i partigiani di Tito. Quando hai avuto un’esperienza di guerra ci sono forti emozioni che entrano in gioco, per questo ho voluto Christopher nel mio film”.
L’anziano attore ci scherza su, ma non si risparmia nel rievocare episodi e sensazioni. “Devo dire che ho passato 10 anni ad Hollywood ed anche lì è davvero una lotta per la sopravvivenza! Sono anziano ma lavoro ancora, ho 7 film in uscita, mi fermerò solo quando non ne avrò più. Io ho fatto per 5 anni la seconda guerra mondiale senza mai tornare a casa. La guerra è stata terribile e tutte le guerre sono questioni di politica. Mi ricordo di aver visto medici sparare ai feriti che non ce l’avrebbero fatta, proprio come succede in Triage. Ma questo film non è solo un film di guerra, anche e soprattutto grazie a Colin Farrell, che è un attore eccellente. Per questo penso che il film meriti di avere un grande successo in tutto il mondo”.
Poco spazio alle suggestioni iniziali che hanno pervaso alcuni a rintracciare nelle immagini iniziali di un Farrell caduto sotto il peso delle ferite un riferimento alla morte di Che Guevara.
“Voi dite? - se la sbriga Tanovic - Se l’ho fatto, è stato del tutto inconsapevole”.

Pubblicato da: Pietro Salvatori |alle 07:50 | link | commenti |
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