Contatore

visitato *loading* volte

domenica, 14 dicembre 2008
Lasciami entrare

Storie di bambini, di morti e di vampiri
Oskar è un ragazzino che vive in un sobborgo di Stoccolma. Solitario, soffre l’assenza dei genitori e le angherie di compagni di classe prepotenti. Somatizza in modo preoccupante il disagio che matura, meditando di vendicarsi in modo violento e collezionando tutto quello che la stampa scrive sugli omicidi e sui fatti di cronaca nera che si verificano nel paese. La fredda Svezia invernale, che si dipana nel contrasto tra le soffici coltri di neve e le architetture razionali dei quartieri popolari, si riscalda quando arriva Eli, una strana vicina, che diventerà dapprima compagna di giochi di Oskar, per poi trasformarsi in tacita complice nell’istante in cui il ragazzino si accorgerà che la sua nuova amica nasconde un inquietante segreto: è un vampiro...

Twilight? Ma anche no!
Chi non ha pensato immediatamente al recentissimo bailamme mediatico scatenato dall’altrettanto vampiresco Twilight alzi la mano.
Lo svedese Tomas Alfredson, infatti, racconta una storia che, come quella della sua più celebre collega americana, è la strana avventura sentimentale tra due adolescenti particolari: uno di loro è un vampiro. I ruoli, secondo la visione di Alfredson, anche lui ispiratosi a un romanzo, in questo caso quello del suo conterraneo Lindqvist, si invertono: ad essere un non-morto è la parte femminile della strana coppia.
Ma, mentre con Twilight siamo di fronte a una vera e propria storia d’amore, il cui inciampo narrativo che da il là alla vicenda è la particolare condizione di una delle parti in causa (così come, più prosaicamente, sarebbe potuto essere stato un qualsiasi altro elemento “reale”), il piano su cui si svolge Lasciami entrare è quello di un accennato romanticismo, che vive e cresce grazie alla particolare somatizzazione del proprio disagio esistenziale del ragazzo “normale”, affascinato dal mondo della cronaca nera, che non sa fare di meglio per affascinare la ragazza dalla quale è attratto se non trascinarla in uno scantinato e proporle di unire il loro sangue, con tutte le conseguenze del caso. Problematicità e complessità rimarcata dall’asessualità della piccola vampira, che si palesa sotto sembianze femminili ma che in realtà vive un’esistenza al di fuori della dicotomia uomo/donna, che invece emerge fortemente nella storia made in Usa.
Tutti elementi, questi, che aiutano a condire la narrazione con quegli improvvisi scoppi di macabra violenza che segnano un racconto che fin da subito prende le sembianze di una vera e propria storia dell’orrore.

Un film atipico e complesso
Alfredson costruisce una regia che deve molto alla caratterizzazione del genere, ma che al contempo rivela la sua profonda matrice scandinava. Un fuoricampo vero fulcro della messa in scena, un’inquadratura mai alla distanza giusta, in modo tale da privare lo spettatore di una chiara prospettiva su ciò che accade.
Nel suo passaggio al Festival morettiano di Torino la pellicola ha diviso la critica. Non ci sentiamo di iscriverci a nessuno dei due partiti. Lasciami entrare è un prodotto così particolare e atipico che una netta presa di posizione a favore o contro è sostanzialmente impossibile.
Lasciamo nelle vostre mani l’ardua sentenza.

Pubblicato da: Pietro Salvatori |alle 22:24 | link | commenti (2) |
recensioni, spaziofilm


Commenti
#1   19 Dicembre 2008 - 13:38
 
A me è piaciuto molto
Visto in lingua originale con sottotitoli in inglese, per cui non posso giudicare il doppiaggio italiano. Per il resto a mio parere film splendido, ricco di poesia e di tensione. ritmo altalenante, fasi lente ed improvvise esplosioni di violenza; grande recitazione dei due giovani protagonisti, fotografia fredda e in linea con l'ambientazione.
Da non perdere
utente anonimo

#2   26 Dicembre 2008 - 14:55
 
Anche a me è piaciuto molto. Poetico ma non troppo. Tremendo ma non troppo.
utente anonimo

Commenti


Eccomi

Utente: Bonekamp

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami