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domenica, 14 dicembre 2008
Ultimatum alla terra

Sfera...
Una sfera, elemento ricorrente in tanta parte di cinematografia fantascientifica (si pensi per esempio al paradigmatico Sfera del compianto Michael Chricton), atterra nel bel mezzo di Central Park, a New York: militari con fucili spianati, polizia, aviazione, il comitato di accoglienza è di quello dei classici action-movie muscolari. Così come dal repertorio classico del genere nel mucchio urlante si distingue la bella scienziata pronta a salvare con il suo buon senso l’umanità, l’unica che riesce fin da subito a stabilire un rapporto con l’alieno che ha assunto sembianze umane, quelle di Keanu Reeves, giunto sulla Terra con il compito di distruggerla. Solo convincerlo che l’umanità si merita una seconda possibilità potrà salvare il pianeta...

Ultimatum allo spettatore
Se avete colto dell’ironia malcelata nella sommaria descrizione della trama non avete sbagliato: Scott Derrickson, regista de L’esorcismo di Emily Rose, si assume l’incarico di dirigere su commissione il film apocalittico di Natale targato Fox, e lo fa senza lode e con una buona dose d’infamia, costruendo un contenitore vuoto, privo di spessore, senza nessuna capacità di catturare il pubblico.
Una trama fin da subito banale, più che stereotipata, che non fa mezzo passo in più (o in meno) di quello che ti aspetteresti, adagiandosi talmente tanto sulle convenzioni narrative di quello che ormai, più che fantascientifico, si è caratterizzato come genere apocalittico, che non si sente in dovere di risolvere i più piccoli snodi narrativi che pone, configurandosi come una lunga serie di scene infilate l’una dietro l’altra senza soluzione di continuità. Anche lo sviluppo della storia, poi, mostra enormi difficoltà quando va a impelagarsi in un messaggio ecologista e messianico che lascia basiti per una ingenuità ai limiti del ridicolo.
Si aggiunga che gli effetti speciali sono grossomodo l’unica cosa ripresa fedelmente dall’originale del 1951, e si avrà il quadro completo di quanto Ultimatum alla Terra sia un’operazione strumentale, nata senza quella verve e quel gusto nel mettere in piedi una storia che sono condizioni basilari affinchè un buon film di intrattenimento non cada nella temibile morsa della noia.

Pubblicato da: Pietro Salvatori |alle 22:16 | link | commenti (2) |
recensioni, spaziofilm


Commenti
#1   03 Gennaio 2009 - 17:06
 
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utente anonimo

#2   03 Gennaio 2009 - 21:51
 
eh?
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