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Disaster movie è un passo avanti nel suo genere.
Nessuno si aspetti nulla di diverso dai suoi predecessori, intendiamoci. Ma, a differenza degli altri film della serie, la vera novità è che alcune delle gag sono costruite puntando su pellicole che, al momento della lavorazione del film, si trovavano ancora in stato embrionale o in fase di produzione.
Si va così da Hancock all’ultimo Indiana Jones, passando anche per una non meglio precisata opera che non ha mai visto la luce.
La premiata ditta composta da Jason Friedberg e Aaron Seltzer introduce questo notevole elemento di novità, che contribuisce a rendere più immediate le citazioni di oltre cinquanta film, ma che è anche sintomo di come la post-modernità, la comunicazione quasi sincopata dell’industria del cinematografo, sia entrata a piene mani nel dipanarsi creativo di una pellicola, fina ad arrivare a condizionarne la struttura dello script e degli snodi narrativi.
E se è pur vero che la direzione della narrazione, in una commedia facile e grottesca come Disaster Movie, è quasi ininfluente, d’altra parte è la prima vera grande innovazione nel filone da quando i due amici diedero vita a Scary Movie.
Era ormai il lontano 2000 quando Friedberg e Seltzer infusero forma a quello che era un istant movie che dissacrava il mondo del cinema, cogliendo in pieno lo spirito e la tendenza di un’intera generazione. Ma già dal secondo capitolo, e poi via via passando per i vari Epic Movie e 3Ciento, la serie, ma più che altro l’idea stessa sulla quale si fondava, era parsa logora e stantia.
Non sarà di certo Disaster Movie a risollevare le sorti, almeno qualitative, di un filone di film di certo non destinati a palati fini.
Ma l’aspetto evidenziato aiuta a cogliere come la necessità di riflettere su se stessi, sia pure in modo ironico (o spesso, diciamocelo, anche banale) di un mondo che troppo spesso si prende sul serio, si accentui sempre di più.
Il film è fragile, si regge su un citazionismo momentaneo, ma è frutto e si innerva profondamente in una cultura pop che è tipicamente nordamericana, con la quale il mondo europeo difficilmente sa fare i conti.
E non ci sono torti e ragioni da distribuire, semplicemente la constatazione di un differente approccio tra due sensibilità comico/umoristiche differenti.
Non ci sentiamo di rigettare in toto l’accusa di qualunquismo e di banalizzazione che verrà imputata al film da più parti, anzi. Ci piacerebbe semplicemente segnalare come non tutti i fenomeni, tantomeno quelli cinematografici, possono essere letti a 360° prescindendo dall’humus nel quale nascono e crescono.
Incontro con Carmen Electra
Carmen Electra è a Roma. Quale testimonial migliore per il lancio di Disaster movie, ennesima perla da aggiungere alla collana di Jason Friedberg e Aaron Seltzer, che annovera lungo gli anni Epic Movie, Hot Movie, 3Ciento e la fortunata serie di Scary Movie?
Trovata molto azzeccata dunque, essendo la bellezza della Electra da sempre al servizio di un cinema comico, leggero, e, come purtroppo spesso capita, un pò sminuita dall’italica gag della distribuzione, di “ingaggiarle” quale bodyguard l’ex tronista Costantino Vitagliano.
“Mi è sempre piaciuto molto avere un certo senso dell’umorismo, tant’è che ho provato a ridere di mè stessa anche e soprattutto nei momenti difficili - conferma la Electra - Il poter avere la capacità di esprimere il mio umorismo anche nei film mi dà un grande senso di libertà, di gioia.”
Per poi spiazzare tutti anticipando forse una domanda inevitabile: “A volte serve, e mi piace, comportarmi da sciocca nell’ambito del mio ruolo, perchè no. Serve anche questo perchè la parte sia riuscita. Anzi, forse fa ancora più contrasto essere una looser quando si ha un aspetto così perfetto, con tacchi alti e tutto il resto”.
Un film che prende in giro tante di quelle che sono icone pop della contemporaneità statunitense, dell’ambiente del cinema ma anche del jet-set più in generale. “Disaster movie non vuole attaccare nessuno - precisa però la bella Carmen - Vuole essere una presa in giro affettuosa, ma anche un riconoscimento di quel che oggi è importante nella cultura pop, americana e non”.
La Electra spende qualche parola sulla propria carriera: “Mi piace molto avere ruoli diversi, e mi sento molto fortunata per essere arrivata dove mai avrei pensato di arrivare. Sono arrivata ad Hollywood, partendo dal sogno di voler ballare o apparire in qualche video musicale. Per cui mi ritengo fortunatissima”. La bionda tiene testa anche a domande che la vorrebbero relegata esclusivamente a ruoli minori, apparizioni e camei, in assenza di una proposta per una parte più impegnativa: “Fare questi camei, queste apparizioni, mi consente poi di fare tante cose, di lavorare su più fronti. Ho prodotto un mio corso di aerobica per esempio, ho lavorato su tanti miei progetti, e per questo non sono affatto dispiaciuta delle parti che mi sono state proposte finora”. La ballerina di Cincinnati glissa molto elegantemente sui progetti che la vedono impegnata con la sua associazione per le persone affette da tumori al cervello, dopo che nel 1998 aveva perso la madre, colpita proprio da questo tipo di patologia. “Certo - continua - la mia aspirazione sarebbe ricoprire un ruolo drammatico, vorrei impegnarmi prima o poi in questa sfida”.
Ma il tono delle domande non riesce ad elevarsi a tanto, anche probabilmente per il livello grottesco e dissacrante del film, e la Electra viene interpellata sulla propria passione per il wrestling, dato che nel film la si vede impegnata proprio in un combattimento di quel tipo: “Mi sono molto divertita in quell’episodio, io sono cresciuto in una famiglia in cui mia madre era cintura nera di arti marziali, fin da bambina sono stata immersa in qualche modo nel mondo della lotta. Quando sono uscita dal ring ero tutta contusa e graffiata! Mi sono molto divertita e la scena mi è servita anche a ricordare mia mamma”.
Inevitabile l’interrogativo su quali dei due candidati alla White House preferisse, cammuffata dietro la richiesta di un’opinione su quali dei due competitor vedesse meglio come supereroe, domanda alla quale Electra dà, nella seconda parte, forse la miglior risposta fra tutte le star americane passate nell’ultimo periodo in Italia: “Io in realtà sono qui per presentare un film - dice molto candidamente Carmen - Un film divertente che dovrebbe servire anche a distogliersi da questi pensieri foschi e seriosi sull’attualità. Io non sono portavoce di nessuno, per cui mi sembrerebbe anche fuori luogo parlare di politica, dato che non ho nemmeno gli strumenti per farlo”.
Sollecitata dai giornalisti, ne ha anche per la stampa e i tabloid: “Personalmente trovo molto più sano non nascondermi. Sono un personaggio pubblico, non avrebbe senso nascondermi alla stampa. Certo poi i paparazzi ci sono, ma riconosco che quello che fanno è il loro mestiere. Questa posizione è determinata sempre dalla gratitudine che ho per le opportunità che mi sono state date”.
Alla fine la Electra sembra tornare nel suo campo naturale, dispensando suggerimenti su come essere sexy: “Ho scritto questo libro su come essere sensuali, sono molto felice di dire la mia su come essere sensuali. Forse dopo avere fatto questo film, avrei bisogno di rileggermelo anche io!”.

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