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sabato, 22 marzo 2008
Spiderwick

Non osate leggere questo libro
“Non osate leggere questo libro perché se gli darete anche solo una semplice occhiata lo farete a rischio della vostra vita e dovrete affrontarne le mortali conseguenze”.
Il frontespizio delle Cronache di Arthur Spiderwick, dalle quali prende il via il film di Mark Waters, riassume in pieno l’idea che sta alla base di tutta la pellicola.
Lo script raccoglie tutti gli spunti più tradizionali di una favola per bambini: la casa nel bosco, un libro segreto, un ragazzino curioso. E poi gnomi, folletti, strane creature incantate, ma anche goblin, troll e un cattivissimo orco gigantesco. Mescola poi tutti questi spunti con delle spruzzate di postmoderno: una famiglia che attraversa un divorzio, le incomprensioni fra una madre in carriera e i propri figli, il trauma del trasloco e del cambiamento di abitudini.

”Solo” un film fantasy?
Tutto questo, e solo questo, è Spiderwick – Le cronache, un fantasy-movie adolescenziale che si inserisce nel corso tracciato da Harry Potter, e da Le Cronache di Narnia nel descrivere un mondo che vive a cavallo fra il reale e il fantastico, tra il pragmatismo e la magia.
E’ in quel “solo” la chiave di lettura del film.
Spiderwick, infatti, da un lato è “solo” una favola per bambini. Il ritmo incalza senza mai diventare frenetico, i personaggi sono rappresentati caricaturalmente, e i momenti accennati di spavento sono ben bilanciati da lunghe sequenze rassicuranti ed edulcorate. Non c’è pathos, non c’è un respiro che sia appena più ampio del ristretto target al quale si rivolge. Si confina volontariamente nel proprio mondo, senza provare a sfondare le barriere del racconto per l’infanzia così come hanno provato a fare suoi illustri predecessori.
Ma se per un certo verso Spiderwick è solamente una favola per bambini, per l’altro l'assenza di eccessive ambizioni è anche il punto di forza della pellicola, che dimostra di possedere un proprio carattere specifico e una coerenza interna che lo rendono un film piccolo, senza tante ambizioni, ma solido. Un buon ritmo, una recitazione in linea con il genere, una trama banale ma non banalizzata da affrettati passaggi di script: Spiderwick si dimostra così un compromesso più che accettabile tra il cercare di parlar d’altro attraverso un racconto fantasy, e il rischio di essere confinati nel cinema di genere.
E il risultato raggiunto sembra più che accettabile.

Pubblicato da: Xanadu |alle 11:23 | link | commenti (4) |
recensioni, spaziofilm


Commenti
#1   23 Marzo 2008 - 22:57
 
piè hai un'ora per inviare le nomination ioma 2008!!!!!
Nal
(w into the wild)
utente anonimo

#2   24 Marzo 2008 - 17:47
 
Assimilare 'sta roba a Harry Potter non mi pare proprio il caso.
La saga della Rowling è una spanna sopra a tutte (con Harry sono anni che ci frequentiamo e quindi non tollero che venga deprezzato! :-) )

Cmq, passo di qui per dirti che oggi ho rivisto Quarto potere e ho capito perchè non ricordavo la parola "Xanadu": nella versione italiana lo pronunciano "Candalù"!!!!!

'Sti traduttori italiani sò terribili...

Vabbè, buona pasquetta!!!

Valentina
utente anonimo

#3   25 Marzo 2008 - 13:05
 
Sarà, ma non mi ispira neanche un pò...forse perchè non amo assolutamente il genere...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Ale55andra

#4   25 Marzo 2008 - 15:49
 
beh, cara ale, in effetti se non ami il genere puoi tranquillamente risparmiartelo!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Bonekamp

Commenti


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